Altroconsumo: Stop bollette 28 giorni per telefonia, pay tv e internet

Sarà il Tar a decidere i rimborsi per i consumatori

A partire dal 2015 i principali operatori telefonici iniziano a inviare le bollette ogni quattro settimane, introducendo di fatto un mese in più, per un guadagno complessivo pari a un milione di euro.

Nel marzo 2017 interviene l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni imponendo alle società di tornare alla modalità di fatturazione mensile per la telefonia fissa. La richiesta cade nel vuoto e gli operatori si rivolgono al Tar per chiedere l’annullamento della delibera. Altroconsumo interviene nel procedimento per sostenere le ragioni dell’Agcom sull’illegittimità delle bollette a 28 giorni.

Per porre fine a questa prassi illegittima, l’organizzazione chiede alle Istituzioni un intervento legislativo che a dicembre  si traduce in un provvedimento normativo all’interno della manovra di bilancio 2018 (legge 172/2017).

La norma prevede che gli operatori, a partire dal 5 aprile 2018, debbano tornare alla fatturazione mensile per i servizi di telefonia fissa e mobile, internet e pay tv. In caso di inadempienza ogni utente riceverà un indennizzo forfettario di 50 euro, maggiorato di 1 euro per ogni giorno successivo alla scadenza del termine imposto dall’Agcom. Tuttavia, fissando sanzioni e termini rigidi, la legge non fornisce alcuna indicazione circa il valore delle tariffe in sé.

Nel dicembre 2017, in pendenza del giudizio al Tar, visto il perseverare della fatturazione a 28 giorni, l’Agcom sanziona Tim, Vodafone, Wind Tre e Fastweb per oltre un milione di euro, chiedendo di rimborsare i consumatori di quanto speso in più (8,6% su base annua). Altroconsumo, contestualmente, diffida le compagnie telefoniche a restituire quanto dovuto.

All’inizio del 2018 gli operatori comunicano ai propri clienti il ritorno alla fatturazione mensile, comprensiva dell’aumento dell’8,6%. L’organizzazione interviene nuovamente segnalando all’Autorità Garante della concorrenza e del mercato l’ipotesi di un cartello. A marzo scattano le perquisizioni della Guardia di Finanza nelle sedi delle società.

L’11 aprile l’Autorità conferma le misure cautelari al fine di evitare il prodursi di un danno grave e irreparabile per la concorrenza e per i consumatori: gli operatori devono sospendere l’attuazione del repricing oggetto dell’intesa contestata e definire la propria offerta di servizi in modo autonomo rispetto ai propri concorrenti.

A febbraio il Tar del Lazio riconosce l’illegittimità della fatturazione a 28 giorni e rinvia la decisione sui rimborsi – tramite storno in bolletta delle somme pagate in più – all’udienza del prossimo 31 ottobre.

L’Agcom quindi interviene con una nuova delibera nella quale chiede che sia riconosciuto ai consumatori un bonus equivalente ai giorni erosi, una misura applicabile con più facilità rispetto allo storno delle somme che aveva inizialmente richiesto.

L’8 maggio l’Organizzazione torna sulla questione della tariffazione a 28 giorni chiedendo all’Antitrust e all’Agcom di intervenire contro gli aumenti mascherati di Tim e la mancata comunicazione sul diritto di recesso da parte di Wind.

A seguito della segnalazione di Altroconsumo, l’Agcom avvia un procedimento sanzionatorio nei confronti dei due operatori telefonici.

Comunicato stampa Altroconsumo

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